martedì 9 aprile 2013

"La prima vita di Céline" e "Céline ci scrive", di Andrea Lombardi recensiti su "Fogli di via", Fondazione De Ferrari

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Andrea Lombardi 
LA PRIMA VOLTA DI CÉLINE. Il corazziere a cavallo Louis Destouches nella prima guerra mondiale. Italia Storica 2012 | Louis Ferdinand Céline: CÉLINE CI SCRIVE. Le lettere di LFC alla stampa collaborazionista francese. Settimo Sigillo, 2011

Il 28 settembre del 1912, Louis Destouches si arruolava nel 12° Régiment Cuirassier, un corpo di cavalleria che risaliva nientemeno ai tempi del Re Sole. Dopo un anno è promosso Brigadiere, Nel 1914 il reggimento è mobilitato.
Facile immaginare quale idea ingenua della guerra potesse avere un giovane nutrito dai libri d'avventura nel clima patriottardo e revanscista d'allora. Figuriamoci delle cariche di cavalleria. Ma sulla Marna e nelle
Fiandre il trasporto romantico fa presto ad affievolirsi: "è il cavallo che carica. Provate a fermarlo imbizzarrito trascinato dagli altri!", dirà in seguito. Nel 1914 viene ferito e dichiarato inabile al servizio. Il 2 settembre
è riformato. Avrà le sue onorificenze. In un ricercato libriccino (veramente minuscolo ma col dorso piatto e una non grossolana iconografia) Andrea Lombardi ricostruisce l'esperienza militare del giovane Maresciallo d'alloggio dei Corazzieri, in seguito conosciuto come Céline, che nell'arruffato rifugio degli ultimi anni, a Meudon, mostrerà ancora con orgoglio ai visitatori la tavola a colori che "L'Illustré National" aveva dedicato nel dicembre del 1914 al fatto d'arme che l'aveva visto protagonista.

Prima ancora di questo libretto (non è sprecato definirlo "aureo", come è consueto leggere nelle recensioni) al suo autore si deve la cura di un volume che copre un aspetto tutt'altro che trascurabile (ma trascurato, basti pensare che nemmeno in Francia i suoi contenuti godono di un'autonoma collocazione) dell'attività letteraria - la sola esplicita a quel tempo - di Céline: le lettere spedite alla stampa negli anni dell'occupazione tedesca in Francia. Ragguardevole il volume non lo è soltanto per la parte testuale originale, la cui importanza va da sé, ma per gli apparati che esibisce in termini di note, articoli di appendice, prolegomeni (la prefazione di Stenio Solinas è a tutti gli effetti una monografia) e anche in questo caso per un non banale e cospicuo impianto iconografico che, insieme alle numerose foto raccolte in un faldone conclusivo, punteggia il testo con le riproduzioni delle pagine di rivista in cui apparvero le lettere qui radunate. Fra gli articoli in appendice ce n'è uno del letterato e romanziere Karl Epting (1905-1979). Epting fu, negli anni dell'occupazione, il direttore dell'Istituto tedesco nella capitale francese e curò la libreria Rive Gauche, che distribuiva in Francia le publicazioni tedesche. Quando non appariva squilibrato, ai nazisti Céline appariva sfuggente. Epting fu uno dei suoi pochi autentici estimatori e l'unico profondo conoscitore della sua opera. "Céline non ci amava", asserisce, "ha sperato per un breve momento che le forze irrazionali della rivoluzione nazionale e socialista potessero fertilizzare il suolo anche dei paesi dell'ovest... ma a questo riguardo si è ricreduto molto rapidamente."
Negli anni Trenta, prima delle Bagatelles, Céline era vigorosamente sostenuto dai pacifisti e dai radicali di ogni scuola. Paul Nizan li mise in guardia: "questa rivolta pura può portarlo non importa dove: fra noi, contro
di noi o da nessuna parte". Nella prima delle lettere pubblicate in questo volume - spedita a "La Vie Nationale" nell'agosto del '40 - Céline, a modo suo, sembra quasi rispondergli: "I Blumisti di ieri sono gli 
Hitleriani di oggi, e se cambierà il vento, i comunisti di domani." Dal che si capisce, per poco che sia, come queste lettere non siano un semplice dettaglio biografico ma il prezioso tassello di un procedimento stilistico.

CHARLES DE JACQUES

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